Il calzolaio (u scarpêre, in dialetto di Alberobello) è da sempre considerato un grande lavoratore, impegnato per tante ore nella sua bottega a riparare le scarpe vecchie e a realizzare quelle nuove partendo dalle forme in legno o in ferro. Non è difficile immaginare il calzolaio al lavoro in un trullo, comodamente seduto sul suo sgabello mentre ripara le scarpe tenendole tra le mani. Un curioso strumento del mestiere è il deschetto, il tipico tavolino da lavoro del calzolaio che in una delle dimore storiche di Trulli Holiday potreste scoprire vicino al letto, adattato per svolgere la funzione di comodino.
Spesso, alle spalle del calzolaio, compariva una scaffalatura a più ripiani nella quale erano disposte sia le scarpe da riparare che quelle già pronte, insieme agli utensili. Quelli più utilizzati erano sicuramente i martelli e le incudini, le pinze, i chiodini e le lame. U scarpêre posizionava le scarpe su incudini di diversa forma, come quelle che nel nostro trullo sono posizionate a destra del camino, per procedere alla lavorazione. Non era raro rivolgersi al calzolaio anche per ridare vita alle scarpe che venivano sapientemente “tirate a lucido”.
Quello del calzolaio era sicuramente un mestiere molto richiesto, ma poco soddisfacente sul piano economico. Si diceva, infatti, che “il calzolaio fa le scarpe agli altri e lui va con le scarpe rotte” perchè il suo lavoro era poco remunerativo e quindi non poteva prendersi cura delle sue stesse scarpe. Talvolta lo riscontriamo anche noi al giorno d’oggi, non credete?
Fonte: “Umanesimo della Pietra. Riflessioni”, annuari1999/2008 (Gino Angiulli, professore, Geologo e scrittore).
In foto: Lorenzo Tarafino, calzolaio alberobellese di professione da generazioni; è appassionato del suo mestiere ed è sempre presente in bottega per controllare che il lavoro dei più giovani proceda nel verso giusto.