La figura della filatrice alla quale è dedicato uno dei trulli dell'albergo diffuso Trulli Holiday è sempre stata decisamente ricca di fascino. Quello di filare la lana è, infatti, un mestiere che risale ai tempi biblici. “…Inoltre tutte le donne esperte filarono con le mani” (Esodo, XXV, 25). “… Tutte le donne che erano di cuore generoso, secondo le loro abilità filarono…” (Esodo, XXV, 26).
Ma torniamo a tempi più recenti. Immaginate, in un trullo di Alberobello, una donna che trasformava una massa informe di lana grezza in un filo da lavorare con i ferri o con l’uncinetto per realizzare calze, maglie, indumenti intimi, oppure con il telaio per lenzuola, coperte, scialli o tappeti.
Questo lavoro necessitava di una conoscenza tramandata di madre in figlia, ed un impiego per gran parte della giornata, lasciando i figli alle balie o alle nonne. La donna che filava stringeva sotto l'ascella sinistra una canna che faceva da fermo, mentre con il pollice e l'indice dell'altra mano tirava un filo da batuffolo e lo lavorava con cura e velocità, avvolgendolo nell'arcolaio, per poi fissarlo sul fuso. I gomitoli ottenuti venivano di solito conservati nei cesti di vimini, pronti per la realizzazione di maglioni, cappelli, coperte, scialli e tanto altro. La filatura a mano della lana fino a cinquant'anni fa era così diffusa che alcune donne lavoravano in casa ottenendo un duplice vantaggio: guadagnare qualche soldo e, allo stesso tempo, realizzare gli indumenti necessari alla famiglia. La filatura, infatti, veniva un tempo considerata l’attività qualificante di una donna di casa non dedita al lavoro in campagna. Negli atti dello stato civile, da fine Ottocento agli inizi del Novecento, una casalinga era sempre qualificata “di professione filatrice”. Quel tempo, oggi, è davvero finito perché nessuna donna in paese fila a mano, in quanto tutte queste antichissime attività sono state sostituite dal lavoro delle macchine industriali automatiche, più veloci nella produzione e più convenienti nella resa.